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Monumento Naturale e Parco Regionale di Campo Soriano
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iCicero: Terracina - Monumento Naturale e Parco Regionale di Campo Soriano

Monumento Naturale e Parco Regionale di Campo Soriano

Strada Campo Soriano
04019 Terracina (LT)

La località occupa una posizione centrale tra i Monti Ausoni, a m.361 s.l. m. Dista circa 8 chilometri da Terracina.
É raggiungibile in auto, o in pullman di media grandezza, tramite la strada asfaltata che si imbocca in fondo a La Valle.
É un campo carsico di rara bellezza paesaggistica e di grande interesse scientifico, dominato da un hum (sorta di faraglione terrestre), conosciuto dai visitatori come la “Cattedrale” , ma dai residenti come “La Rava di San Domenico”. Questa roccia è diventata il “logo” di Campo Soriano   
  
Monumento Naturale e Parco Regionale. Dalla Legge Regionale del 27 / 4 / 1965 l’area, delimitata in verde sulla cartina, è stata dichiarata Parco Regionale. Solo nel 12 Marzo 2000, i Comuni di Sonnino e Terracina, nei cui territori ricade Campo Soriano, hanno approvato il regolamento di gestione.
Oggi, pur tra molte difficoltà, funziona sul posto un centro di accoglienza che si può contattare telefonicamente al n. 0773 700240 per ottenere informazioni ed eventuale assistenza  
   
In geologia questa vallata viene definita con voce serba come un polje. Qui, ancor meglio che in consimili località europee, si possono riconoscere le tappe della complessa evoluzione del bacino carsico ( faglia, modellamento glaciale, gelivazione, fase lacustre, svuotamento ). Campo Soriano è, quindi una palestra per gli studi geologici, citata da tutti i testi che trattano di carsismo.
La “carta geologica d’Italia”, scala 1/100.000, individua la zona nei contigui fogli n. 159 – 170,   
  
Doline
Il bacino carsico è sito tra Monte Romano (m. 863) e Monte Cavallo Bianco (m. 480), è attraversato dal confine che separa il comune di Terracina da quello di Sonnino. Presenta un fondo pianeggiante di terreno rosso su cui risaltano gli avvallamenti, più o meno circolari: sono queste le doline che testimoniano, insieme agli inghiottitoi, la fase finale dell’evoluzione carsica. In primo piano sulla foto, la presenza della depressione è accentuata dalla variazione del colore della vegetazione.   
  
Inghiottitoi
Questo tipo di cavità carsiche, ad andamento verticale, sono servite ad esaurire le acque raccolte dal bacino carsico. Ben due sono quelli presenti, a poca distanza l’uno dall’altro, nel “Campo Cafolla” : Zi’ Checca 1 e Zi’ Checca 2.
Il primo si trova a quota m.384. L’entrata è alta m. 1,50, larga 0,50, il condotto occupa una faglia larga 3 / 4 metri, praticabile con attrezzatura speleologica fino a quota – 110 metri. Lo sviluppo planimetrico è limitato a solo 20 metri. Notevole una sala lunga circa 7 metri che si apre dopo il primo salto di 30 metri, qui si trova una stalagmite alta 3 metri e dello spessore di 10 / 15 cm. L’attività idrica è ormai molto limitata.   
  
Il secondo inghiottitoio è denominato “Chiavica o Ciauca” di Zi’ Checca 2. L’imbocco si apre sul fondo di una piccola dolina di 10 x 15 metri. Qui comincia il pozzo che, da quota 401 raggiunge la profondità, speleologicamente praticabile, di - 120 metri dall’apertura. Anche qui l’attività idrica è ormai limitata e le concrezioni sono scarse. Lo sviluppo planimetrico è più esteso del primo inghiottitoio e raggiunge i 60 metri, circa. .   
  
“Faraglioni” che emergono da campi e vigneti, invece che dalle onde del mare.
Questi enormi massi scolpiti dal tempo scientificamente sono chiamati hum. Il più conosciuto ed imponente è “La Cattedrale” : il cui profilo inconfondibile è divenuto il simbolo stesso del Parco Naturale.
La maggior parte degli hum , osservati da particolari punti di vista, sollecitano l’immaginazione a riconoscervi le più strane figure. In questo, ad esempio, qualcuno ha visto un elefante pietrificato.  
  
Talvolta l’infittirsi dei megaliti naturali conferisce al paesaggio un aspetto lunare . Dove il terreno tra le rocce viene tenuto sgombro dall’assiduo lavoro dell’uomo tutti i percorsi portano alla scoperta di angoli, sempre nuovi e mutevoli, quasi fuori dal tempo e dalla consueta dimensione spaziale.
Si consiglia vivamente di non addentrarsi, nemmeno per pochi metri, tra rovi e piante spinose, una piacevole passeggiata potrebbe trasformarsi in un incubo.  
  
Conviene, perciò, non correre rischi , seguire i percorsi tenuti liberi e, senza invadere colture in atto. In questo modo si vede di più, si rispettano ambiente e proprietari e si arriva a scoprire gli angoli più suggestivi, come questo inizio di sentiero che parte dal lato ovest della valle Fig. 10, o quest’arco naturale scavato dal vento.  
  
Ogni roccia è un microambiente a sé che l’esperienza degli abitanti ha sapientemente sfruttato in modo unico. Talvolta gli hum sono serviti da paravento per un albero da frutto, tal altra per riverberare luce e calore del sole sui tralci guidati a seguire le sinuosità della roccia.

L’uso stesso del solfato di rame irrorato sulle viti appoggiate alle rocce impedisce la formazione di licheni e le rende più bianche.   
  
Un rapporto intimo e profondo ha legato gli abitanti ad ogni singolo terrazzo, masso, lembo di terra, pozza d’acqua… Solo le aree pianeggianti, più libere ed estese, venivano destinate a seminativi: legumi, grano, orzo, lino… Da qualche anno una grande azienda vinicola ha impiantato nel fondovalle un vigneto in cui i vitigni più diffusi sono: il moscato, il trebbiano, il merlot ed il cesanese.
La gestione unica di quest’area non è, in linea di principio, in contrasto con l’esigenze di conservazione e tutela del Monumento Naturale.  
  
Cisterne seminaturali. L’area di Campo Soriano costituisce il più grande bacino imbrifero che ricarica la falda da cui Terracina attinge l’acqua potabile.

La permeabilità dei terreni e la grande fessurazione delle rocce esauriscono velocemente l’acqua
piovana (in circa 36 ore). Gli abitanti del luogo, nel tentativo di trattenere il prezioso elemento, hanno sfruttato: piccole faglie, imbocchi di inghiottitoi, pozze di raccolta, ne hanno ostruito i condotti costituendo delle notevoli riserve idriche.    
  
Per secoli la comunità agro-silvo-pastorale del luogo visse in condizioni di quasi totale autosufficiente isolamento. Ogni famiglia aveva il forno e la cisterna, lo scifo per abbeverare gli animali (Fig. 17) e l’orto, il vigneto, l’uliveto, il campo, la stalla ed il pollaio, il porcile e la legnaia: tutto in misura minima, ma sufficiente alla famiglia. Passaggi, uso dei pozzi, pascoli, erano regolati da consuetudini antiche e rapporti di parentela.  
  
Cisterne seminaturali. L’area di Campo Soriano costituisce il più grande bacino imbrifero che ricarica la falda da cui Terracina attinge l’acqua potabile.
  
Lo spazio destinato alla battitura del grano ed alla successiva spulatura dei chicchi gettati in aria con i setacci, veniva scelto nel luogo più aperto e ventilato, spesso interessato da correnti ascensionali. ‘E il caso di questa aia, a servizio di più famiglie, che si trova su La Ripa in posizione molto adeguata oltre che panoramica.   
  
Francolane
A sud-ovest di Campo Soriano una strada asfaltata conduce, attraverso il passo di Campo dei Monaci, fino a Francolane. Anche qui si trova un lembo di campo carsico, meno spettacolare di Campo Soriano, ma forse più integro e meglio conservato. Qui sono state infatti, fino ad ora, utilizzate tecniche di uso del territorio meno invasive.   
  
Materiale illustrativo è disponibile presso la sede del Parco Naturale gestita dalla Regione Lazio.
Compatibilmente con gli impegni di lavoro, il personale è disponibile a consigliare i visitatori nelle visite e nelle sistemazioni logistiche  

N. B. L’agenzia dell’ONU, denominata I.U.C.N. (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) riconosce solo un Monumento Naturale tra tutti quelli riportati nell’elenco ufficiale italiano: Campo Soriano.


Indirizzo : Strada Campo Soriano - 04019 - Terracina (LT)